Martedì 26 Maggio 2020Ultimo aggiornamento: 25/05/2020 - 21:16

Tesoretto, prima della fiducia in Senato la Lega replica: "scippo ad opera del Centrosinistra"

Tesoretto, prima della fiducia in Senato la Lega replica: "scippo ad opera del Centrosinistra"
Venerdì 21 Dicembre 2018 - 19:08

Nelle ore in cui la manovra vive la sua travagliata fase d’approvazione parlamentare, tramite il voto di fiducia, ecco infuocare la polemica politica sul tesoretto dei Giochi Invernali, attorno all’emendamento al maxi emendamento con cui vengono dirottati altrove 29 milioni di euro che erano stati inizialmente condotti nella disponibilità dell’Agenzia Torino 2006. Risorse destinate a riqualificare con un ultimo stralcio i siti di gara delle Valli Olimpiche, oltre che nel capoluogo.

Adesso è la Lega Nord piemontese, con i parlamentari torinesi tra cui il pinerolese Gualtiero Caffaratto, a prendere posizione: "Lo scippo ai torinesi e ai piemontesi lo hanno fatto Chiamparino e il centrosinistra, che erano al governo a Roma e in Piemonte. Lamentarsi ora dopo un’ignavia e una mancanza di progettualità pare davvero insulso” – dicono gli esponenti del partito di Salvini, “respingendo il tentativo di scaricare la responsabilità della vicenda del tesoretto sulla Lega” e promettendo un impegno per i mesi a venire volto a riportare in Regione i fondi.

La Regione Piemonte, con il Governatore Chiamparino, aveva annunciato al Consiglio di Palazzo Lascaris di essere pronta a ricorrere per incostituzionalità contro l’emendamento, mentre il senatore Stefano Esposito ha puntato il dito circa la coincidenza tra i 35 milioni ricevuti dal Comune di Torino dallo Stato per la chiusura di un contenzioso sull’Imu ed i 29 milioni destinati a prendere altra direzione, nel momento in cui tale scelta si abbina (in modo contraddittorio” – ha affermato il vicepresidente regionale Aldo reschigna) al prolungamento di un anno della vita dell’Agenzia Torino 2006. Il vice capogruppo dem Elvio Rostagno preannuncia un approfondimento circa la possibilità di investire della questione la  Corte dei Conti.

 

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Paola Molino

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