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Tra la scuola e il lavoro c'è lo stage

Ma spesso l'azienda è un mondo lontano
Venerdì 12 Marzo 2010 - 11:55

Giorgio Buson, titolare della Provel, azienda pinerolese di prototipi e stampaggi leggeri, da oltre dieci anni accoglie stagisti nella sua azienda, «provengono dall'istituto tecnico di Pinerolo, dai corsi professionali delle agenzie formative, ma anche molti dal Politecnico di Torino». L'impegno dunque non è da poco: «Questi giovani li accogliamo molto volentieri. Quando arrivano sono sempre spaesati, è evidente che si muovono in un contesto a loro sconosciuto, lontano da quanto hanno imparato tra i banchi di scuola». Che forse così lontano non dovrebbe mai essere: «Eppure ci sono studenti di ingegneria che non sanno cosa sia un calibro». Questo è davvero un po' troppo. «Quanto riescano a far tesoro dell'esperienza, delle cose che sono state loro spiegate, dipende molto dalla buona volontà che dimostra la singola persona». Il "nostro" imprenditore non si illude più di tanto: «Gli studenti di ingegneria sono poco motivati: affrontano lo stage come impegno imposto dal piano di studi, una cosa da fare velocemente». Sinceramente la passione per il lavoro, il sacro fuoco della curiosità per quell'universo produttivo, Giorgio Buson fatica a vederli anche negli altri stagisti: «Forse gli insegnanti dovrebbero prepararli meglio a quest'esperienza; la scuola e le aziende dovrebbero essere più permeabili l'una all'altra, invece vedo il rapporto molto occasionale, e scarsamente colloquiale. Solo i docenti dei corsi professionali dell'Engim vengono spesso a prendere informazioni sull'andamento del proprio studente».

È una favola moderna che da uno stage possa nascere un'assunzione?: «Nella mia azienda è capitato: fu il primo stagista che accolsi, proveniva dall'Engim. Era attento, aveva voglia di imparare. Finito lo stage mi chiese se durante le vacanze estive avrebbe potuto tornare per un altro periodo, e naturalmente gli dissi di sì. Finita la scuola lo assunsi, oggi - conclude Giorgio Buson - è tra i migliori dipendenti che ho».

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Paola Molino