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Festa dell'Europa: l'inchiesta de "L'EM" sui finanziamenti Ue

Festa dell'Europa: l'inchiesta de "L'EM" sui finanziamenti Ue
Martedì 9 Maggio 2017 - 09:03

Oggi (9 maggio) è la festa dell'Europa. La data è l'anniversario della storica dichiarazione di Schuman del 1950, considerata l'atto di nascita di quella che oggi è l'Unione europea. In questa occasione vi riproponiamo l'inchiesta de "L'Em-L'Eco mese" dello scorso novembre, dedicata proprio all'Europa e ai fondi che mobilita. Per provare a tracciare una guida ragionata ai finanziamenti Ue e a conoscere un po' meglio L'Unione e le opportunità che offre ai territori.

 

 

 

 

CACCIA AI FONDI UE

Un’inchiesta di Sara Perro

 

L’Unione mobilita cifre considerevoli. Sfruttarle, però, non è affatto scontato e un luogo che le illustri tutte non c’è. Per capire di più, siamo andati direttamente a Bruxelles, abbiamo interpellato enti locali ed esperti. Ecco cosa abbiamo scoperto.

 

I fondi europei ci sono. Il difficile è trovarli. Suddivisi nelle innumerevoli possibilità di finanziamento, milioni di euro aspettano il progetto giusto a cui essere destinati, ma il cittadino e la piccola e media azienda non sanno come trovarli. Un aiuto lo danno le associazioni di categoria, ormai consce che i soldi passano dalla direttrice europea. Un altro gli esperti di progettazione, che della caccia ai finanziamenti hanno fatto un lavoro. Per fortuna poi ci sono anche i Gal, i gruppi di azione locale, il cui scopo è reperire e distribuire i soldi dell’Europa sui territori. Ma quali e quante sono le possibilità che l’Unione Europea ci offre? Che somme abbiamo già ottenuto negli scorsi anni e quante dovremmo aspettarcene per i prossimi? Abbiamo cercato di fare (un po’) di chiarezza tra eurodeputati e funzionari a Bruxelles, direttori della Regione Piemonte, presidenti di Gal, politici e liberi professionisti. Perché se è vero che “l’Europa siamo noi”, prima di tutto, forse, dovremmo cominciare a capirla.

 

 

European Committee of the Regions/Frederic Guerdin

 

 

IPER LOCAL: IL GAL

Ammodernare una piccola impresa, innovare il processo di trasformazione degli alimenti, creare nuove strutture ricettive, connettere l’attività agricola a quella educativa, riqualificare il patrimonio culturale attraverso restauri, ripristinare il patrimonio agrario e ambientale. Sono solo alcuni dei temi d’investimento dei fondi europei portati sul territorio dal Gal Escartons e valli valdesi, una Srl a capitale pubblico-privato, che per la programmazione 2007-2013 ha convogliato nel bacino delle Valli Pellice, Germanasca, Chisone, Susa e Sangone circa 3,5 milioni di euro. Fondi distribuiti tramite bandi, fino a raggiungere micro imprese, agricoltori, consorzi, associazioni, privati cittadini ed enti pubblici. La società è stata però tacciata di non aver fatto un buon lavoro: i milioni destinati al territorio erano 5,6, ma ne è stata erogata un po’ più della metà. «Sono arrivata con la situazione già avviata – precisa la presidente Patrizia Giachero –. Nel 2012 non c’erano ancora tutti i bandi pubblicati. I motivi del ritardo erano diversi: i progetti prevedono una copertura con fondi europei tra il 40 e il 50% e le banche non concedevano i soldi necessari al co-finanziamento. In più, c’era scarsa conoscenza del tema e poca partecipazione. Per la programmazione 2014-2020 abbiamo cercato di correggere il tiro». Il Gal ha così organizzato riunioni per la costruzione del Piano di sviluppo locale a cui hanno partecipato in molti. Arriveranno di nuovo 5,5 milioni di euro. Rispetto alla tornata precedente a cambiare sono gli obiettivi: «Per la programmazione 2007-2013 era importante fare filiera – ricorda Susanna Gardiol, direttrice -. Anche per questo la nostra area ha fatto fatica, non c’è abitudine a collaborare. Per la tranche 2014-2020 invece i bandi finanzieranno il turismo sostenibile, un obiettivo scelto insieme al territorio. Ci saranno inoltre fondi per interventi sulle filiere produttive nei settori agricolo e artigiano e per il miglioramento dell’accesso ai servizi per i residenti delle zone montane. Perché per sviluppare il turismo bisogna prima pensare a chi, nei Comuni, ci vive 365 giorni l’anno». I primi bandi si apriranno in primavera e saranno tarati su cifre adatte a interventi contenuti, interessanti anche per le piccole e micro imprese, le associazioni, gli enti e i cittadini che vogliano aprire una nuova azienda. «Come sempre – conclude la presidente Giachero – c’è bisogno di collaborazione per far arrivare a tutti le informazioni. Noi le pubblichiamo sul nostro sito, facciamo serate divulgative, abbiamo una newsletter, ma c’è sempre il rischio di tagliare fuori qualcuno. Sarebbe utile che i Comuni ci aiutassero a far conoscere le possibilità alle persone. Si pensa che i contributi siano dovuti, ma ci sono delle regole da seguire e noi siamo a disposizione per aiutare e trovare insieme la strada per ottenere il finanziamento giusto per l’idea imprenditoriale che si ha in testa». 

 

I FONDI REGIONALI

La Regione Piemonte gestisce i fondi indiretti: vengono dall’Europa, ma sono erogati e integrati da un ente territoriale, che può essere la Regione, appunto, o lo Stato. Si tratta di fondi strutturali e d’investimento (Sie) e rappresentano il principale strumento della politica di coesione dell'Unione europea. Sono cinque, ma il Piemonte è interessato da tre: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse) e il fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) dal quale arrivano, per esempio, i soldi dei Psr, i Piani di sviluppo rurale di cui spesso si sente parlare nei Comuni. Tante sigle, tanti nomi. Ma cosa significano? Per esempio, sulla tornata 2007-2013 i Psr hanno portato sul territorio regionale 961 milioni di euro in cinque anni per interventi in agricoltura. Ne erano previsti più di un miliardo e circa 28 milioni non sono stati spesi. Una cifra piccola paragonata al totale, ma significativa della portata dei finanziamenti. Per la nuova tornata, solo per il Psr, si parla di 1 miliardo e 90 milioni da spendere entro il 2020, tra fondi europei, nazionali e regionali. Il fondo Por Fse dedicato al sociale ha chiuso il quinquennio 2007-2013 con oltre un milione di euro di spesa certificata: «Soldi usati per la ricollocazione dei cittadini sul mercato del lavoro – spiega la dottoressa Garofalo, vice direttrice della Direzione Coesione sociale della Regione Piemonte -. I nostri bandi si rivolgono alle agenzie per il lavoro, a quelle formative o alle imprese, anche se poi la ricaduta è su tutti: il giovane disoccupato, la donna, il disabile. Persone che fanno fatica a ricollocarsi e che grazie ad un progetto finanziato con fondi europei accedono a servizi di supporto come corsi di formazione». Per il 2014-2020 le risorse saranno un po’ meno: “appena” 872 milioni di euro destinati ad aumentare l’occupazione femminile e dei giovani, favorire la permanenza sul lavoro e la ricollocazione, ridurre la povertà e l’abbandono scolastico e innalzare competenze e formazione. Il 50% dei contributi necessari per la realizzazione dei progetti sarà finanziato dall’Europa, il 35% dallo Stato e il 15% dalla Regione. Ma come fa un cittadino (o un ente) a sapere di queste risorse? «Noi ci rivolgiamo a imprese e agenzie, non al singolo cittadino – precisa Garofalo –. Questi soggetti vedono i bandi sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito o graziealle associazioni di categoria». Le risorse del Por Fesr 2007-13 ammontavano a oltre 1 miliardo di euro di cui 422,9 milioni europei, 495,6 dello Stato e 150,2 milioni della Regione. In base ai documenti di giugno 2015 reperibili sul sito dell’ente ne sono stati spesi e certificati alla Commissione Europea e allo Stato 814,2 milioni legati a sostenibilità e innovazione produttiva, efficienza energetica e riqualificazione territoriale. Per l’asse 2014-2020 il fondo prevede più di 960 milioni di euro da destinare a: sviluppo urbano sostenibile, ricerca tecnologica e innovazione, agenda digitale, competitività dei sistemi produttivi e tutela dell’ambiente. Stando alle cifre regionali dal 1989 al 2013 questo fondo ha finanziato oltre 40mila progetti per 3 miliardi e 726 milioni di euro, che hanno indotto quasi il triplo di ricaduta economica sul territorio. Finanziamenti, per intenderci, che hanno reso possibile il restauro e la riapertura al pubblico anche della Reggia di Venaria.

 

 

Iniziative politiche e professionalità private

ARRIVARE AL CITTADINO

 

 

Per trovare i bandi aperti della Regione Piemonte legati ai fondi europei basta consultare il sito? Non esattamente. Non è così facile: le diverse aree del portale sono organizzate in modi differenti, i materiali sono consultabili in alcuni casi, inesistenti in altri. Per districarsi c’è bisogno di una guida. Anche solo per capire se c’è qualche fondo utile per concretizzare la propria idea. La Commissione europea ha redatto un testo per cercare di fare chiarezza. Una sorta di manuale che però non si trova sul sito della Regione Piemonte, né sui numerosi portali dell’Unione (uno per ogni fondo o quasi) che ne spiegano il funzionamento e le regole. Per scaricarlo bisogna navigare il sito della Città metropolitana e trovare la sezione Europe direct, una sorta di sportello per restare aggiornati sulle possibilità che offre l’Europa. A questo punto, tra i documenti, compare un testo di oltre 50 pagine con lo scopo di spiegare gli obiettivi tematici europei su cui si basano i finanziamenti, quali sono i fondi, chi ne beneficia. Un documento completo? Di nuovo no. A pagina 4 recita: «Il termine “beneficiari” comprende un’ampia gamma di soggetti interessati». Ne elenca numerosi, poi aggiunge: «I potenziali fondi e le procedure di richiesta sono altrettanto vari quanto i beneficiari». Più avanti taglia corto: «La presente guida per beneficiari non intende fornire una descrizione esaustiva di tutti i fondi Ue disponibili». Ma se neanche un documento come questo è esaustivo, come possiamo essere informati?

 

LA POLITICA

«Il problema è doppio – commenta Alberto Cirio, europarlamentare piemontese di Forza Italia e presidente del Gal Langhe e Roero – e riguarda informazione e formazione». Cirio, originario di Sinio D’Alba, interpreta il suo ruolo di eurodeputato del Partito Popolare Europeo come una connessione con il territorio da cui proviene. «Sono uno pratico, ho capito che a Bruxelles non si può fare tutto e ho scelto di lavorare su qualcosa che sia percepito come utile: far capire le possibilità di finanziamenti esistenti». Nella sua duplice veste organizza incontri in Piemonte e Liguria per spiegare come funzionano i Psr, le opportunità transfrontaliere e il programma Horizon 2020 alle aziende e si è posto l’obiettivo di mettere online, da gennaio 2017, un portale dove il cittadino potrà iscriversi segnalando i suoi interessi per ricevere, tramite una newsletter, le informazioni sui nuovi bandi e fondi: «Sarà gratuito e istituzionale, con i loghi della Comunità europea – precisa – Già ora mando le novità via mail a circa 25mila persone ma in questo modo l’informazione sarà più strutturata. Sto anche implementando una guida per i Comuni sulle opportunità nel turismo e ho pubblicato un manuale dedicato ai Psr. Scritto in modo semplice, dove si risponde alle domande degli agricoltori. Per esempio se si può o meno ingrandire una stalla e come farlo». L’altro punto debole per l’europarlamentare è la formazione: «Cerco di incentivare le università a istituire corsi di progettazione europea perché non è un settore dove ti puoi improvvisare». Il grosso problema è che poca informazione significa poca erogazione di contribuiti: «Sulla programmazione 2007-2013 per il Psr abbiamo perso 28 milioni di euro. Sono passati tre governi diversi quindi il problema non è politico ma strutturale. Io cerco di evitare queste perdite informando, poi però non mi posso occupare anche di portare avanti le pratiche di partecipazione. Il concetto è che le risorse dell’Unione Europea sono anche nostre, versiamo più di quello che ci riprendiamo perché non siamo capaci di usare i fondi. È fondamentale imparare a farlo».

 

I PROFESSIONISTI

«Il bello del mio lavoro è quando, dopo tanto impegno, ti viene finanziato un progetto. Sono come dei figli: te li curi per tre o quattro anni, li segui. Ti portano a fare viaggi per l’Europa e a conoscere altri Stati e culture». Così Susanne Nilsson, 40 anni, di Pinerolo, descrive il suo lavoro nella progettazione europea per l’azienda di consulenza QueSite, composta da tre soci e due dipendenti. Persone che hanno fatto della conoscenza dei meccanismi di finanziamento europeo una professione e che non smettono mai di imparare: «Sul programma Horizon 2020 – racconta – c’è una guida di oltre 600 pagine. C’è sempre da leggere e capire. In più non esiste un sito unico che elenca tutti i fondi. Devi stare allerta e aggiornarti». In questo settore il lavoro arriva in due modi: un possibile committente, pubblico o privato (azienda, associazione di categoria o ente pubblico) cerca un consulente che sappia districarsi nelle numerose possibilità di contributo europeo per la sua idea imprenditoriale, oppure è lo studio stesso ad avere un progetto in testa, a trovare un buon bando e a costruire la rete di partner necessaria per renderlo concreto. «Tra i lavori più interessanti – spiega Nilsson – sul Piemonte, abbiamo realizzato un progetto transazionale sulla mobilità sostenibile. Siamo andati nelle scuole, anche a Pinerolo, a proporre un gioco di ruolo ai ragazzi per dimostrare quali interessi scendono in campo quando si devono ripensare i trasporti». Tra i problemi che uno studio di consulenza deve affrontare, c’è la scarsa conoscenza del tema “fondi europei” da parte di chi sta cercando un finanziamento. Il committente può avere una buona intuizione, ma spesso non è sufficiente: «I progetti, soprattutto transazionali, devono avere ricadute più ampie di quelli locali. Devono rispondere a obiettivi specifici, c’è bisogno di trovare partner di altri Paesi e chi ha l’idea non è detto che abbia i legami necessari. Quelli li mettiamo noi». Poi c’è tutto il lavoro di progettazione vera e propria, di modulistica e burocrazia e, se il progetto passa, di gestione e rendicontazione: «Ci vuole professionalità. Bisogna capire che queste competenze hanno un costo. Quindi ci facciamo pagare anche la fase di progettazione».

 

IL RISCHIO DI PERDERE I FONDI

 

 

«Dobbiamo sfatare il mito che i soldi europei siano qui a Bruxelles». A dirlo è un funzionario del Parlamento europeo, originario del Pinerolese, che chiede di restare anonimo. Al parlamento, questo il concetto, si decidono le linee guida principali per macro strategie, ma le scelte concrete per i singoli progetti, spiega, sono totalmente in mano alle Regioni. «Per esempio – chiarisce – a Bruxelles si decide che si deve investire su innovazione e ricerca, le linee guida della commissione europea stabiliscono che questo settore è importante per la Regione Piemonte e l’ente, a sua volta, sceglie su quale particolare campo dell’innovazione investire». Questo ovviamente per quanto riguarda i fondi strutturali indiretti gestiti dagli enti territoriali. L’Europa stabilisce gli obiettivi e poi cerca di stimolare le regioni ad investire su particolari settori. Nel 2010 l’Ue ha avviato la strategia Europa 2020 per la crescita e l’occupazione, con obiettivi suddivisi in cinque macro settori: occupazione, ricerca e sviluppo, clima/energia, istruzione e lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Prevede delle iniziative prioritarie: l’innovazione, l’economia digitale, l’occupazione, i giovani, la politica industriale, la povertà e l’efficienza delle risorse. Gli strumenti comunitari di finanziamento contribuiscono a superare le divergenze tra Stati su questi temi. I regolamenti europei prevedono undici obiettivi tematici (Ot): rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione; migliorare l’accesso, l’utilizzo e la qualità delle Tic; migliorare la competitività delle Pmi, del settore agricolo (per il Feasr) e del settore ittico e dell’acquacoltura (per il Feamp); sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio; promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici; preservare e tutelare l’ambiente; incentivare il trasporto sostenibile; promuovere l’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori; promuovere l’inclusione sociale e lottare contro la povertà e qualsiasi discriminazione; investire in istruzione, formazione professionale e apprendimento permanente; migliorare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e dei soggetti interessati e conseguire una pubblica amministrazione efficiente. «La paura – ci spiegano a Bruxelles – è che se si istituissero dei fondi a pioggia, meno mirati di quelli attuali, non si riuscirebbe ad avere un quadro complessivo del risultato. Inoltre, non dimentichiamo che non si possono usare i soldi destinati a questi obiettivi per superare la crisi, per esempio. Sono investimenti programmati per una certa funzione».

 

LENTEZZA ITALIANA

Ma come siamo messi con la programmazione 2014-2020? «L’Italia non ha ancora speso niente». A spiegarlo è Luigi Nigri, direttore generale della politica regionale e urbana della Commissione Europea, l’11 ottobre a Bruxelles nell’ambito della “Settimana europea delle Regioni e delle Città”. C’è un problema tecnico e burocratico che sta mettendo a rischio l’erogazione dei fondi: «Servono delle procedure da comunicare alla Commissione europea – spiega – e nel nostro Paese non si sono ancora concluse, in nessuna Regione. Se un ente regionale avesse già speso dei soldi su questa tornata di finanziamenti non potrebbe chiedere a Bruxelles il rimborso, grande o piccolo che sia, a causa di questo ritardo». Oltre a questo, le Regioni sono ancora in attesa del 5 per cento finale della dotazione finanziaria per i programmi 2007-2013. Questo saldo sarà erogato solo quando la Commissione porterà a termine le verifiche sullo stato di realizzazione dei progetti finanziati dai bandi: «In pratica si studiano i rapporti finali per capire si sono ottenuti i risultati previsti». Un’impostazione precisa che sta alla base della nuova programmazione 2014-2020 dove all’interno dei vari programmi sono stati inseriti indicatori più stringenti: «La spesa non dovrà essere fine a se stessa – precisa Nigri – ma portare ad una crescita di ricchezza, un aumento dei posti di lavoro o altri obiettivi precisi. Si dovrà dimostrare che c’è un miglioramento». Una scelta che va di pari passo con una maggiore severità nell’erogazione: «È stato inserito il disimpegno automatico – conclude il direttore generale –. Se non si spende la cifra che la commissione ha messo da parte per l’anno quella somma va persa, non viene tenuta per gli anni successivi. Ecco perché si devono concludere le procedure burocratiche che bloccano il rimborso dei fondi. Quei soldi altrimenti saranno persi».

 

I FONDI SUL TERRITORIO

Impossibile risalire a tutti i fondi europei arrivati sul territorio. La stessa Regione Piemonte, per quanto riguarda i fondi strutturali indiretti, ha fatto sapere che è difficile estrarre il dato nei loro database. I nostri Comuni negli anni hanno provato ad accedere ai finanziamenti, alcuni con successo, altri no. Ecco alcuni esempi. Pinerolo e la città gemella francese di Gap hanno vinto il bando del programma Alcotra nella sezione “Attrattività del territorio”. Il finanziamento, che potrebbe arrivare fino a un massimo di 1,2 milioni per Pinerolo e 650mila euro per i gemelli, è destinato a cambiare la mobilità cittadina. Coazze ha partecipato ad altri due bandi "Alcotra” per un totale attorno ai sei milioni. Con molti enti coinvolti e altrettanti obiettivi: finanziare una filiera del legno, l’innovazione sostenibile dell’edilizia e rimettere in sesto i luoghi della Resistenza. Nasce da un progetto europeo datato 1998 anche il recupero della Crumière di Villar Pellice, finanziato con 4 miliardi di lire che la Regione concesse alla Comunità montana Val Pellice per trasformare il vecchio feltrificio in un "polo di sviluppo". Mentre Fenestrelle, ha già redatto un progetto per cercare di “vincere” un Alcotra all’apertura dei bandi nel 2017. Numerosi gli enti e le associazioni coinvolte, italiane e francesi, con l’obiettivo ottenere tra i 150 e i 200mila euro per la riqualificazione della Ridotta Carlo Alberto e destinare 400mila euro per la Casa del Genio.

 

Piccole e micro imprese: le prime che occupano meno di 50 persone e con un fatturato annuo non superiore ai 10 milioni di euro, le seconde che occupano meno di 10 persone e hanno un fatturato annuo che non supera i 2 milioni di euro Politica di coesione: è alla base di centinaia di migliaia di progetti in tutta Europa che ricevono finanziamenti europei per uno sviluppo territoriale più equilibrato e sostenibile.

Partito Popolare Europeo: è la famiglia politica di centro e di centro-destra che raccoglie le forze classificabili come moderate, democristiane e conservatrici. È il maggiore partito rappresentato in ciascuna delle istituzioni dell'Ue, il più ampio del Consiglio d’Europa e il più grande gruppo nel Parlamento europeo con 221 eurodeputati. Attualmente il presidente del Consiglio europeo e quello della Commissione sono del Ppe.

manuale dedicato ai Psr: si può richiedere questa guida sintetica scrivendo alla mail [email protected]

 

L'eurodeputato piemontese Alberto Cirio        

 

VADEMECUM DEI FONDI UE

Informazioni dalla Guida 2015

 

FONDI STRUTTURALI EUROPEI INDIRETTI FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE (FESR) – Attivo per la Regione Piemonte Il Fesr mira a consolidare la coesione economica e sociale dell’Ue, attenuando gli squilibri fra le regioni. Può contribuire a tutti gli obiettivi tematici ma si focalizza su: Ricerca e sviluppo; Piccole e Medie Imprese; Economia a basse emissioni di carbonio; Trasporti e infrastrutture per l’energia. Da questo fondo arrivano anche i finanziamenti per i progetti transfrontalieri Italia-Francia Alcotra.

 

FONDO SOCIALE EUROPEO (Fse) – Attivo per la Regione Piemonte È il principale strumento dell’Europa per sostenere l’occupazione, aiutare le persone a ottenere posti di lavoro e garantire opportunità lavorative. Gli obiettivi tematici su cui interviene sono: Occupazione; Istruzione; Inclusione sociale; Capacità istituzionale.

 

FONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE (Feasr) – Attivo per la Regione Piemonte L’Ue aiuta le zone rurali a fronteggiare le numerose sfide e opportunità del 21º secolo, di carattere economico, ambientale e sociale. È incentrato su tre obiettivi: competitività, dell’agricoltura; gestione sostenibile delle risorse naturali e azioni per il clima; sviluppo territoriale equilibrato delle zone rurali. Per garantire una politica di sviluppo rurale efficace con i Piani di Sviluppo Rurale, i tre obiettivi sono sostenuti da sei priorità: incoraggiare il trasferimento di conoscenze e l’innovazione nell’agricoltura, nella silvicoltura e nelle zone rurali; potenziare la competitività di tutti i tipi di agricoltura e la redditività delle aziende agricole; promuovere l’organizzazione della filiera agroalimentare e la gestione dei rischi inerenti all’agricoltura; preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalle foreste; incoraggiare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale; promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Arrivano da questo fondo anche i soldi per i Gal e quelli per “Spazio Alpino”, il programma transnazionale di “Cooperazione Territoriale Europea” che, assieme ad altri 15 Programmi, contribuisce al miglioramento della cooperazione tra le regioni europee.

 

FONDO DI COESIONE (Fc) – Non attivo per la Regione Piemonte I suoi obiettivi sono la riduzione delle disparità economiche e sociali e la promo-zione dello sviluppo sostenibile. È sfruttabile sono da quei Paesi membri con un reddito nazionale lordo pro capite inferiore al 90 per cento della media europea. Finanzia questi obiettivi tematici: Trasporti e infrastrutture per l’energia; Tutela dell’ambiente; Economia a basse emissioni di carbonio.

 

FONDO EUROPEO PER GLI AFFARI MARITTIMI E LA PESCA (Feamp) – Non attivo per la Regione Piemonte Promuove la pesca e l’acquacoltura sostenibili e i relativi controlli. Sostiene la creazione di posti di lavori nel settore.

 

ALTRI FINANZIAMENTI

 

LIFE È l’unico strumento UE dedicato all’ambiente e ai cambiamenti climatici. L’obiettivo generale è quello di contribuire allo sviluppo delle normative e delle politiche UE in materia di ambiente e clima.

 

EUROPA CREATIVA Sostiene i settori culturali e creativi e li aiuta a cogliere le opportunità offerte dall’era digitale e dalla globalizzazione, consentendo di contribuire agli obiettivi di Europa 2020 riguardanti la crescita sostenibile, l’occupazione e la coesione sociale. È composto da: il sottoprogramma Media, dedicato all’industria creativa dell’audiovisivo e al settore culturale; il sottoprogramma Cultura, dedicato alle industrie culturali non audiovisive; una componente intersettoriale che comprende uno strumento di garanzia prestiti per il settore dell’industriale creativa e culturale.

 

PROGRAMMA PER L’OCCUPAZIONE E L’INNOVAZIONE SOCIALE (EaSI) È uno strumento che promuove l’occupazione sostenibile e di qualità. Si articola in tre assi: modernizzazione dell’occupazione e delle politiche sociali attraverso l’asse Progress; mobilità dei lavoratori attraverso l’asse Euress; accesso ai micro finanziamenti e all’imprenditorialità sociale attraverso l’asse “Microfinanza e imprenditoria sociale”.

 

ERASMUS + Sostiene l’istruzione, la formazione professionale, i giovani e le iniziative sportive per il periodo 2014-2020. Offre a oltre 4 milioni di europei la possibilità di studiare, formarsi e fare un’esperienza di lavoro all’estero. Ha i seguenti obiettivi: migliorare le competenze chiave e le qualifiche per il mercato del lavoro; introdurre miglioramenti di carattere qualitativo, favorire l’eccellenza nell’innovazione e l’internazionalizzazione degli istituti d’istruzione e formazione; sensibilizzare in merito allo spazio europeo di apprendimento permanente e modernizzare i sistemi d’istruzione e formazione.

 

PROGRAMMA UE PER LA SALUTE Tutela la salute dei cittadini nell’ambito delle politiche Ue e collabora con gli Stati membri sostenendoli nelle attività di miglioramento della sanità pubblica. Il programma dell’UE per la salute persegue i seguenti obiettivi: promuovere la salute, prevenire le malattie e incoraggiare ambienti favorevoli a stili di vita sani; proteggere i cittadini da gravi minacce sanitarie transfrontaliere; contribuire alla creazione di sistemi sani-tari innovativi, efficienti e sostenibili; facilitare l’accesso ad un’assistenza sanitaria migliore.

 

EUROPA PER I CITTADINI Contribuisce a promuovere la comprensione tra l’Unione Europea e i suoi cittadini, cerca di approfondire la consapevolezza di ciò che significa essere un Europeo, e aiuta a sviluppare un senso di identità europea. Possono partecipare a questo programma i Comuni e i comitati di gemellaggio tra città, oltre agli organismi non governativi e le organizzazioni della società civile, le autorità locali, i sindacati, le federazioni, gli Istituti scolastici, le reti di volontariato e le organizzazioni attive nel campo del volontariato. Possono, inoltre, parteciparvi gli organismi sportivi, le Associazioni dei Sopravvissuti, le Associazioni delle famiglie delle vittime, i memoriali, i musei. Si propone i seguenti obiettivi: - Contribuire alla comprensione dei cittadini dell’Unione Europea, alla sua storia e diversità; - Promuovere la cittadinanza europea e migliorare le condizioni per la partecipazione civica e democratica a livello europeo; - Stimolare il dibattito, la riflessione e il networking relativo alla memoria, la storia dell’Unione, l’identità e lo scopo per cui è stata creata; - Incoraggiare la partecipazione democratica e civica dei cittadini a livello dell’Unione Europea, sviluppando la consapevolezza dei cittadini sulle strategie politiche e i processi decisionali dell’Unione Europea, in modo tale da promuovere le opportunità di impegno sociale e il volontariato a livello europeo.

 

©L'EM Novembre 2016

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Paola Molino