Martedì 20 Ottobre 2020Ultimo aggiornamento 7:14

Palio di Villar, il commento dell'assessore

Martedì 2 Luglio 2013 - 19:26

«Una sbornia, una sbronza colossale. Non so come altro definire quello che è accaduto a Villar Perosa dal 14 al 30 giugno. Solo in questo modo riesco a descrivere sinteticamente il Palio dei Borghi che si è appena concluso.

Siamo negli anni 2000, il boom del villaggio globale, delle comunità virtuali, dei social network, dei “tag” e dei “cinguettii”. Gli studiosi si interrogano preoccupati di quale sarà il futuro della società e dei rapporti sociali. Le conclusioni portano a concetti come aridità, solitudine, rapporti uomo-computer e non più uomo-uomo. Insomma tutte cavolate? Villar Perosa ha dimostrato in poco più di due settimane di come il senso di appartenenza, lo spirito conviviale, l’impulso di comunità possono ancora farsi sentire in maniera tremendamente accesa. Il Palio ha permesso tutto questo. Villar Perosa è oggi più che mai un paese di poco più di 4000 persone che, per tutta la durata del palio, si sono salutati con il sorriso, chiamandosi per nome, dandosi appuntamento per la sera, al solito posto, al torneo dei borghi e poco importava se si giocasse a bocce alla società operaia, a calcio al campo comunale, a hockey o a carte. La gente ha riscoperto il vero piacere di uscire la sera per incontrare la gente, le persone, non gli “avatar” di facebook o twitter.

Scoprire “per caso” che anche se Roger Federer mi “cinguetta” che “sta per farsi la doccia e che uscirà per cena”, in realtà non lo conosco! Mentre il tizio che abita in Via Trieste, può far veramente parte della mia vita, basta dare al potere della socievolezza un’opportunità. La bellezza della pacca sulla spalla ad un avversario che la sera prima ti ha sconfitto a ping pong, meritatamente. Incontrare quelle persone che si, sai chi sono, le conosci da sempre. Magari ne conosci anche il nome, ma perché salutarsi. Non abbiamo niente in comune. Invertire questa tendenza becera. Urlarsi da una parte all’altra della strada un saluto, un augurio anche solo di un pranzo sereno, aiuta l’animo. Migliora la qualità della vita. Vita che ha nettamene preso quota in Villar Perosa durante questo palio.

La gente si è scoperta appassionata di Tennis e non di Sky, di Ping Pong non della Wii, della Pallavolo e non della Piccinini o di Zlatanov. Appassionati nel giocare e nel condividere con il tizio di Via Trieste, che da ora in poi saluterò, ricordando queste giornate d’estate, che veramente avrei voluto non finissero mai. Ora ho un po’ di paura, un po’ di timore. Svegliarmi di nuovo solo a Villar Perosa è una sensazione che non vorrei più provare. Un uomo in carne ed ossa in relazione con il digitale ed il telecomando. Ahhhh…non ci voglio nemmeno pensare.

Il Palio ci ha dato una grandissima opportunità. Il gruppo di ragazzi che hanno fortemente voluto questa manifestazione, sapientemente guidati in primis da Daniele Santiano, Marco Ventre ed Enrico Peyronel, hanno trasformato Villar Perosa. La passione e direi l’inatteso spirito di partecipazione della popolazione hanno fatto il resto. Non aspettiamo altri due anni per far risorgere il clima e le sensazioni che siamo stati capaci di provare e realizzare in questo 2013. Non usiamo il Palio dei borghi come ancora di salvezza. Piuttosto sfruttiamolo come trampolino, per mantenere viva questa armonia elettrizzante ed emozionante allo stesso tempo. Come mi ha confidato l’altra sera un amico tra il preoccupato e lo scherzoso: “Ora dobbiamo ingegnarci, cosa fare domani sera?”. Già, da domani non ci sarà più il Palio e dobbiamo trovare un impegno, un’attività in grado di colmare il vuoto, ma la strada ormai la conosciamo bene. Ah…chi ha vinto il palio? Non ve lo dico nemmeno...non ha importanza!

 

Nicola Giordano

Contenuti correlati: 
Informazione al servizio della comunità e per essere comunità, da sempre questo è lo stile inconfondibile de L'Eco del Chisone: con l'emergenza Coronavirus, ora più che mai, lo sentiamo come un dovere non solo nei confronti dei nostri lettori, ma di tutti i cittadini. Perché solo insieme ce la faremo.

Paola Molino