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Convivialità tra i popoli e civiltà dell'amore

La parola del vescovo
Venerdì 23 Aprile 2010 - 12:17

Anche quest’anno, per la festa dell’Epifania, invito in cattedrale, alla Messa delle 18, i fedeli che provengono da altre nazioni e continenti. L’abbiamo chiamata "Messa dei popoli", riprendendo un'espressione della liturgia del giorno: «Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra».

Alcune settimane fa, "L’Eco del Chisone", in prima pagina, offriva i dati aggiornati dell’immigrazione nella nostra città: sono 65 le nazionalità presenti. Una vera ricchezza! Il superamento dei confini non deve essere solo un fatto materiale, ma soprattutto culturale: popoli che si incontrano e si sentono legati gli uni agli altri da un comune destino.

Domenica 17 gennaio è anche la Giornata mondiale delle migrazioni con l’invito a riflettere su "Il minore migrante e rifugiato una speranza del futuro". È un'occasione per coscientizzarci su un fenomeno mondiale di proporzioni vastissime e drammatiche. Bambini e ragazzi sradicati dalla loro terra, sottoposti a lavori umilianti, privati della scuola e già addestrati alla malavita. Ci sono poi i minori di cui si son perse le tracce, forse venduti, espiantati e violentati. È uno scenario tragico e inquietante sul quale non dobbiamo chiudere gli occhi.

Grazie a Dio, la realtà degli immigranti minorenni del nostro territorio non ha questi problemi, anche se richiede attenzione e premura. Dobbiamo rispettare la loro cultura d’origine e aiutarli a inserirsi con spontaneità e amicizia tra i loro coetanei. Certamente per loro è molto più facile che non per gli adulti.

Deve crescere in noi la convinzione che se vogliamo contribuire ad una vera integrazione occorre assicurare a tutti gli immigranti, soprattutto ai minori, il diritto di cittadinanza, il diritto alla formazione scolastica, il diritto alla salute e il diritto alla pratica religiosa. Nel suo messaggio per questa Giornata, Benedetto XVI, scrive: «Auspico di cuore che si riservi la giusta attenzione ai migranti minorenni, bisognosi di un ambiente sociale che consenta e favorisca il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale. Vivere in un Paese straniero senza effettivi punti di riferimento crea ad esse, specialmente a quelli privi dell’appoggio della famiglia, innumerevoli e talora gravi disagi e difficoltà».

La festa dell’Epifania e la Giornata delle migrazioni devono essere un forte richiamo a lavorare per contribuire a rafforzare la "convivialità" tra i popoli e la "civiltà dell’amore" come realtà possibile in un territorio diventato ormai cosmopolita.

Informazione al servizio della comunità e per essere comunità, da sempre questo è lo stile inconfondibile de L'Eco del Chisone: con l'emergenza Coronavirus, ora più che mai, lo sentiamo come un dovere non solo nei confronti dei nostri lettori, ma di tutti i cittadini. Perché solo insieme ce la faremo.

Paola Molino