Domenica 17 Novembre 2019Ultimo aggiornamento 12:50

Matteo Salvini a processo a Torino per “vilipendio alla Magistratura”

Matteo Salvini a processo a Torino per “vilipendio alla Magistratura”
Martedì 5 Novembre 2019 - 15:11

Aveva definito “stronzi” i magistrati che "male amministrano la Giustizia" e, in relazione ad un'inchiesta ligure sulle spese pazze dei politici, aveva parlato della Magistratura come una “schifezza e un cancro da estirpare”. Per queste parole l’ex Vice-Premier e Ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato portato in Tribunale a Torino (su denuncia dell'ex procuratore Armando Spataro) e deve rispondere di “vilipendio alla magistratura”.

 

Oggi, martedì 5 novembre, si è conclusa la terza udienza davanti al giudice Roberto Ruscello (Sesta sezione penale). Salvini, a contrario di quanto assicurato in precedenza, anche in questa occasione non si è fatto vedere.

 

Claudia Eccher, avvocato del Foro di Trento che difende il leader leghista, ha comunque garantito che «il senatore si sottoporrà al vaglio dei giudici e non si avvarrà di alcuna guarentìgia o immunità».

 

I fatti oggetto del processo, fanno riferimento ad un discorso tenuto nel corso di un Congresso Federale (dunque limitato agli iscritti alla Lega) che si era svolto nel palazzetto di Collegno il 14 febbraio 2016, quando Salvini era europarlamentare. In totale, circa 3mila presenti.  Il giorno dopo, 15 febbraio, l'ex premier fu iscritto al registro degli indagati. Pochi giorni più tardi (26 febbraio) partì la richiesta di autorizzazione a procedere, concessa dal Ministero (dopo vari solleciti) solo il 9 ottobre del 2018: un lungo lasso di tempo, oltre 2 anni e mezzo, che però non verrà calcolato ai fini della prescrizione.

 

«Era un congresso politico in cui Salvini parlava al suo popolo, a suoi iscritti. La valenza offensiva delle parole – ribadisce la Eccher - va contestualizzata. Le dichiarazioni contestate di fatto sono legittime critiche ai giudici che fanno anche politica». Non per nulla il legale avrebbe voluto portare in aula un suo consulente tecnico (il prof. Fanfani, docente di linguistica all'Università di Firenze) per dimostrare la natura inoffensiva e non ingiuriosa delle frasi pronunciate in quell'occasione dal leader leghista. Richiesta che il giudice ha però respinto. In sostanza il processo si gioca tutto sul confine (peraltro neppure troppo sottile) che divide l’insulto dalla libertà di critica.

 

A condurre le indagini è il Pm Emilio Gatti. La prossima udienza è fissata il 10 dicembre alle 12.30 (aula 56). In questa occasione verranno mostrati spezzoni di video riportanti i momenti salienti del congresso e verranno sentiti i testi di Procura e difesa (in totale una ventina). Il Pm tra i vari elementi di prova porterà anche il certificato penale che attesterebbe un vecchio procedimento a carico dell’ex ministro per «dar modo al giudice di valutare la personalità dell'imputato». Sempre quel giorno, sarà sentito anche Salvini. Semprechè, avverte il difensore, «non si presentino nuovi e improrogabili impegni istituzionali».