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Le date

Martedì 15 Marzo 2011 - 16:25

1849, "Proclama di Moncalieri"
I danni di guerra all’Austria (non particolarmente esosi) devono essere pagati, lo stabilisce la Pace di Milano del 6 agosto. La Camera da poco eletta oppone resistenza e non vuole prendere atto della dura realtà. Vittorio Emanuele decide di scioglierla e di indire nuove elezioni per ottenere una Camera più addomesticata (cosa che avvenne).

1849, La Marmora ministro della Guerra
Alfonso La Marmora, ministro dal 1849 al 1860, avvia la riforma dell'esercito. La leva è fissata in cinque anni di servizio più sei di congedo in riserva. È un esercito contadino: nel 1857 i giovani contadini erano il 67 per cento anche se la categoria rappresentava solo il 49 per cento della popolazione maschile tra i 15 e i 30 anni. La prova del fuoco del nuovo esercito avviene nella Guerra di Crimea, nella battaglia della Cernaia del 16 agosto 1855. Nella Cernaia (che divenne un termine del dialetto piemontese per indicare una situazione caotica e rumorosa) morirono solo 15 soldati.

1850, le Leggi Siccardi
La Camera approva le leggi proposte dal ministro della Giustizia Giuseppe Siccardi che sottoponevano al controllo dello Stato gli enti della Chiesa e gli ordini ad essa collegati ("la manomorta"), riducevano a sei le festività ecclesiastiche, toglievano al clero i privilegi d’origine feudale. Chiusi molti conventi e alcune comunità religiose contemplative. Cavour diventa deputato, poi ministro dell’Agricoltura e delle Finanze nel Governo D’Azeglio.

1852, Cavour primo ministro
A Massimo D’Azeglio succede Cavour. Cavour si procura il consenso dei deputati progressisti guidati da Urbano Rattazzi stringendo un'alleanza tra i liberali progressisti cavouriani e i democratici moderati. Questa maggioranza, tranne due brevissimi periodi, fu al governo con Cavour dal novembre 1852 fino alla sua morte nel giugno del 1861. L’arco di tempo che fu definito «il decennio di preparazione» alla Seconda guerra d’Indipendenza.

1853, moto mazziniano a Milano
Il 6 febbraio Mazzini tenta di far insorgere Milano sperando si ripeta il miracolo delle "Cinque giornate". Pochi popolani aderirono e furono repressi brutalmente. Nel 1857 è richiamato a Vienna il maresciallo Radetzky, sostituito a Milano con l’arciduca Massimiliano che aveva fama di uomo mite.

1854, muore Silvio Pellico
Graziato dall’imperatore d’Austria e rimpatriato nel 1830 dopo dieci anni di carcere duro allo Spielberg in Moravia, vicino a Brno, Pellico pubblica a Torino "Le mie prigioni", libro di memorie che ebbe grande popolarità e influenzò il movimento risorgimentale. Il principe di Metternich definì quel libro «più dannoso per l’Austria di una battaglia persa».�

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Paola Molino