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Hockey ghiaccio: giovedì la Valpe debutta con il Fassa

Martedì 21 Settembre 2010 - 16:41

Barry Martinelli è un ragazzone di 58 anni. Largo sorriso, infradito da tarda estate e una parlata inglese chiara e rotonda, da professore universitario in pensione. Un canadese di origini partenopee che ha vissuto di scuola e hockey: la valpe del nuovo presidente marco cogno ha scommesso tutto su di lui, offrendogli un progetto triennale. E lui guarda lontano, ben al di là dell’esordio di giovedì in campionato (una serie a misteriosa, per i radicali mutamenti negli organici): «per vedere la vera valpe avremo bisogno di tre mesi. Sarò soddisfatto se a natale tutti potranno notare la crescita dei ragazzi locali».
Perché è questo il verbo martinelliano, concepito nei due decenni di carriera alla western ontario university: primo, i giovani. Date un’occhiata al roster: il più “vecchio” è Silva, classe 1980.
La scommessa di Martinelli è proprio sugli italiani: «al momento sono un gradino sotto a quelli delle altre squadre. Se colmiamo questo gap, ce la giochiamo con tutti». E gli stranieri? «ottimi professionisti e ottime persone. Sta nascendo un bel gruppo». Ma tecnicamente i dieci transfer card non potranno fare da soli la differenza. Con un’unica eccezione: «il portiere Kevin Regan. Potrebbe essere il più forte della lega. In una squadra come la nostra, il 70 per cento del risultato dipende da lui».
Bella responsabilità, per il 26enne di boston: ma il possente portierone (186 cm per 86 chili) non è tipo fa farsi intimorire. «so quanto l’allenatore si aspetta da me. Ma anch’io sono molto esigente con me stesso». Schietto e sicuro: almeno quanto in pista.
All’ombra di regan si plasma il giovane “one” rivoira, uno che può dire di aver vinto a bolzano. Pronto, se sarà il caso.
Detto dei portieri, è la difesa il reparto che è cambiato di più. E già per questo necessita di rodaggio. Il lettone agris saviels, compassato e tranquillo, è uomo da quattro mondiali e un’olimpiade. Accanto a lui può crescere ryan martinelli, il figlio del coach: l’importante è che limiti l’esuberanza. Il più talentuoso sembra mitch ganzak: benissimo nelle amichevoli transalpine, in seguito ha conservato le sue discese per il fassa. Il più in forma, invece, è trevor johnson: intelligente, ispirato, anche duro. Florian runer è già un veterano: un quinto difensore d’affidamento.
In attacco, ampia libertà ai moschettieri: il guascone luch aquino («detesto perdere. Dopo il 7-1 contro il Briançon non ho dormito dalla rabbia»), l’incisivo fratello maggiore anthony, l’acerbo ma pieno di potenzialità ryan mcdonough e il “tattico” Alex Nikiforuk, che si scopre accorto in zona neutra anche se deve ancora esprimere il meglio sttoporta.
Nel quartetto non abbiamo citato, apposta, il neo-capitano: pat iannone. Lui dice che con la “C” sul petto «non cambia nulla»; ma dalle prime esibizioni sul ghiaccio questa responsabilità gli sta conferendo la maturità del leader.
Le prime due linee sono completate da un Alex Silva in cerca di rivincite, dopo un anno di “purgatorio” a torino. Grandi attese per la “terza”, che ha già mostrato intesa e assortimento: Marco Pozzi, Luca Frigo e Stefano Canale dovranno misurarsi con triadi più esperte e titolate. Ma ce la metteranno tutta. Tanto quanto i ragazzi del Real Torino, farm team vero e funzionale. Martinelli è chiaro: «l’importante è che giochino, tanto. Talvolta si alleneranno con noi». Con un sogno: la serie A.

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Paola Molino