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Il parco Martinat chiude: la fine di un sogno?

S. Pietro V.L., un anno per trovare una nuova formula o abbandonare il progetto
Mercoledì 10 Marzo 2010 - 18:01
Nato quindici anni fa, il Wwf lancia una proposta per trasformarlo

S. PIETRO V.L. - Chiuso per tutto il 2010. Dopo anni di fatiche alle prese con una gestione caratterizzata da spese troppo alte rispetto alle entrate derivanti dalle visite, il parco Martinat di S. Pietro Val Lemina si prende una pausa di riflessione. «Sono troppi i problemi irrisolti, dalla strada d'accesso (non asfaltata, versa in condizioni disastrose da anni, ndr) alla grande voliera d'ingresso sventrata da una tromba d'aria nel 2004 e mai ripristinata per mancanza di fondi, fino ai laghetti da bonificare». È il bilancio amaro di uno dei due proprietari, Giorgio Martinat, che dopo la morte del padre (Sergio Martinat, allevatore di volatili che nel '95 diede vita al parco) hanno ereditato la struttura. Giorgio non ha dubbi: «Se si creeranno le premesse per una riapertura, sarà necessario pensare a una ristrutturazione profonda, secondo una concezione più moderna del parco». Della serie: o si cambia tutto o niente.

Nessuna scolaresca, quindi, in visita per tutta la prossima estate: «Ho scelto di dare via un po' di animali e di concentrarmi prevalentemente sull'allevamento di una parte dei pappagalli». Ritorno alle origini, insomma, a quando il padre aveva iniziato a collezionare nella casa di Borgo S. Michele a Pinerolo volatili più o meno rari. La decisione dei proprietari ha lasciato con l'amaro in bocca non soltanto i frequentatori del parco che «in numerose e-mail inviate al sito si dicono molto dispiaciuti», ma anche qualche ente pubblico. Il sindaco di S. Pietro Anna Balangero definisce il parco «una realtà interessantissima e dalle potenzialità enormi anche in termini didattici». Non solo: «Abbiamo già manifestato la nostra disponibilità a farci promotori di un progetto di rinascita della struttura, anche perché si tratta di un'effettiva attrazione turistica che non possiamo perdere».

Daria Capitani

(continua)