Domenica 17 Novembre 2019Ultimo aggiornamento 12:50

Dall'Istituto di Candiolo un'importante scoperta sulle cellule tumorali

Dall'Istituto di Candiolo un'importante scoperta sulle cellule tumorali
Venerdì 8 Novembre 2019 - 13:36

Sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science i risultati di un'importante ricerca dell’Istituto di Candiolo che potrebbe aprire nuovi e ancor più positivi scenari nella lotta  al cancro.

Lo studio condotto dall'IRCCS di Candiolo, sostenuto sostenuto da Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e da Fondazione AIRC, potrebbero determinare significativi risultati nell'ambito delle terapie oncologiche e la realizzazione dei cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare.

 

Oggi, la medicina di precisione personalizza la terapia in base alle caratteristiche molecolari del singolo tumore e del singolo paziente, per massimizzare i benefici e ridurre gli effetti collaterali. Sfortunatamente, però, anche dopo una prolungata risposta clinica, il tumore diventa spesso resistente ai farmaci e talora più aggressivo di prima. È comunemente accettato che ciò accada perché un piccolo numero di cellule resistenti alla terapia è già presente nella massa tumorale, ancora prima che il farmaco sia somministrato. In altre parole, la resistenza, e quindi l’insuccesso della terapia risultano quindi a tutt'oggi essere un fatto inevitabile.

 

LE CELLULE TUMORALI COME I BATTERI

Mariangela Russo e Alberto Bardelli (quest'ultimo nella foto) , rispettivamente ricercatrice e professore ordinario del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino che operano presso l’Istituto di Candiolo FPO-IRCCS, hanno tratto ispirazione da un fenomeno che accade nell’ambito delle malattie infettive: sotto lo stress degli antibiotici, i batteri aumentano temporaneamente la capacità di mutare il proprio DNA, acquisendo nuove mutazioni che consentono loro di crescere nonostante la terapia. I ricercatori si sono chiesti se lo stesso stratagemma potesse essere sfruttato anche dai tumori.

 

I risultati appena pubblicati sulla rivista  rivelano che le cellule resistenti ai farmaci non sempre sono già presenti. Alcune volte i tumori, sottoposti allo stress generato dalle terapie a bersaglio molecolare, si ‘adattano’ e cambiano il proprio corredo genetico acquisendo nuove mutazioni, che permettono al cancro di sopravvivere alle terapie. Il professor Bardelli e la dottoressa Russo hanno osservato che una frazione di cellule dei tumori intestinali smette di crescere, ma è in grado di sopravvivere all’assedio delle terapie a bersaglio. Nelle cellule assediate si modificano i meccanismi che regolano la riparazione del DNA; questo porta a un accumulo di mutazioni, che non sono più riconosciute e corrette. Tale processo prende il nome di mutagenesi adattativa. In altre parole, mutare per adattarsi, cambiare per sopravvivere: in presenza delle terapie a bersaglio molecolare le cellule tumorali accumulano mutazioni fino a diventare resistenti al trattamento, portando quindi alla ricaduta della malattia. Allo studio ha partecipato anche l’IFOM, con esperti di matematica computazionale.

 

QUALI SCENARI E POSSIBILITÀ TERAPEUTICHE SI APRONO DOPO QUESTA SCOPERTA?

Se la resistenza alle terapie non è sempre un fatto inevitavile, ma è legata a un processo che si attiva durante il trattamento stesso, allora colpire i meccanismi alla base della mutagenesi adattativa - sostiene lo studio - potrebbe aumentare le probabilità di successo dei farmaci già in uso. I ricercatori torinesi sono già al lavoro per individuare nel futuro prossimo nuovi bersagli terapeutici nel processo di mutagenesi adattativa che possano consentire di rallentare, o forse addirittura prevenire, l’insorgenza della resistenza alle terapie, prolungando così l’efficacia dei farmaci e la sopravvivenza dei malati di cancro.