Vinovo in lutto, è morto l'assessore Dalmasso

Due trapianti al fegato, da anni lottava contro un male incurabile

VINOVO – Si sono svolti sabato i funerali di Alberto Dalmasso, 37 anni, assessore comunale spentosi dopo aver lottato 15 anni contro una malattia che l’ha costretto a subire anche due trapianti di fegato. La grande presenza di concittadini, amici, colleghi della politica non solo locale e di molte associazioni, è stato l’ultimo tributo ad un ragazzo dalla grande sensibilità sociale anche prima della malattia.
Dopo l’incrocio con il suo destino è stato un guerriero simbolo del coraggio e testimonial del valore della vita.
Da Dalmasso sono partite tante iniziative per promuovere la cultura della donazione di tessuti e organi a scopo terapeutico. Conoscendo il valore di ricevere, sosteneva sempre l’invito rivolto a chiunque di rivolgersi ai centri trasfusionali per verificare l'idoneità a donare il sangue e il midollo osseo/cellule staminali in vita. Il secondo messaggio che era solito promuovere era l’invito a munirsi tra i documenti di una dichiarazione personale autografa o dell'apposita tessera del ministero della Salute con il consenso al prelievo di organi e tessuti dopo la morte. 
Poco più che ventenne si ritrova di colpo dalla parte di chi aspetta un organo: «Dopo un viaggio in Sud America, a causa probabilmente di un virus preso da un cibo geneticamente modificato, sono stato sottoposto ad un primo trapianto di fegato nel 1998, a 23 anni. Catapultato in un attimo dalla spensieratezza dei vent’anni ad aspettare una telefonata, un segno che mi risvegliasse».
Il ritorno alla vita è con una prospettiva diversa ma assolutamente non rinunciataria, animata da un coraggio e sfida alla malattia. (approfondimento nell'edizione in edicola)

Informazione al servizio della comunità e per essere comunità, da sempre questo è lo stile inconfondibile de L'Eco del Chisone: con l'emergenza Coronavirus, ora più che mai, lo sentiamo come un dovere non solo nei confronti dei nostri lettori, ma di tutti i cittadini. Perché solo insieme ce la faremo.
Paola Molino