Giovedì 27 Giugno 2019Ultimo aggiornamento: 26/06/2019 - 15:00

Riciclaggio internazionale: terzo arresto e nuovi guai giudiziari per la famiglia Bianciotto

Riciclaggio internazionale: terzo arresto e nuovi guai giudiziari per la famiglia Bianciotto
Giovedì 6 Giugno 2019 - 19:02

Meno di quattro mesi e Roberta Camusso, classe ’72 e residenza a S. Pietro V. Lemina, ha seguito ancora una volta il destino del marito, Elmo Bianciotto. Proprio oggi, la donna è stata infatti condotta in carcere a Torino per aver violato le prescrizioni imposte dal Tribunale di Sorveglianza relative ad una condanna del 10 maggio 2017.  Al tempo la Camusso aveva patteggiato 2 anni e 20 giorni, Elmo 3 anni e il fratello Diego Bianciotto 2 anni, un mese e un giorno, per reati tributari e fallimentari (tra cui false fatture e due bancarotte fraudolente). Tutti però avevano evitato il carcere grazie al beneficio dell’affidamento in prova, una misura alternativa subordinata al rispetto di determinate disposizioni. Quelle che i Bianciotto hanno invece disatteso finendo così dietro le sbarre: il primo (in carcere ad Alessandria) fu arrestato il 10 febbraio, Diego il 9 marzo ed oggi è toccato alla donna. Tutti dovranno scontare l’intera pena in cella.

 

È dunque di oggi l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria assai complessa, di cui L’Eco del Chisone ha dato puntualmente conto.  Un puzzle intricato, in cui si annodano non solo bancarotte e colossali evasioni fiscali, ma  anche reati di altra natura. La recente condanna di Elmo a un anno di reclusione per traffico d’armi, va solo a complicare ulteriormente un quadro “famigliare” già assai compromesso. Tutti e tre sono infatti indagati, insieme ad un commercialista milanese, per una pesante ipotesi di autoriciclaggio aggravato dalla transnazionalità (in altri termini, riciclaggio internazionale).  Guardia di Finanza di Orbassano e Procura di Torino (pm Giuseppe Riccaboni), grazie ad un’attività investigativa durata quasi due anni e basata tra l’altro su intercettazioni, perquisizioni e copie forensi di mail e computer, hanno ricostruito la provenienza del patrimonio dei Bianciotto, accumulato proprio attraverso la commissione dei reati (evasioni, fallimenti e bancarotte) già accertati nel 2017. Ne è emerso uno spaccato inquietante, che parte da Pinerolo per ramificarsi in mezzo mondo, da Londra ai paradisi fiscali di Panama e delle Isole Cayman.

 

Nell’ambito di questa articolata inchiesta, il giudice Giacomo Marson in aprile aveva disposto il blocco dell’intero patrimonio facente capo ai noti imprenditori e alle loro società. Tra i beni messi sotto sequestro, per complessivi 3 milioni di euro, risulterebbero due società, immobili, auto di lusso, uno yacht e conti correnti accesi tra Ungheria, Romania, Malta e Panama. Quanto al solo Elmo, il giudice ha pure firmato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (e non ai domiciliari). 

 

Nel mirino degli inquirenti, sono finite anche la fratelli Bianciotto srl (già implicata in una precedente indagine e dichiarata fallita nel marzo 2018) e la Pld srl, titolare del deposito di mezzi di militari di Via Poirino a Pinerolo e l’Eurostock di Roletto. Le verifiche fiscali delle Fiamme gialle avrebbero portato all’accertamento di incassi non dichiarati per oltre 18 milioni di euro, più svariate altre  irregolarità, per un totale di imposte non versate all’Erario sui 7 milioni di euro. Da qui la denuncia ora al vaglio della Procura.

 

Ma non è tutto perchè gli accertamenti iniziali sul deposito di mezzi del rotondone lasciano aperti importanti interrogativi. Un esempio? Quell’area ha una destinazione agricola e allora è legittimo chiedersi se i Bianciotto avessero o meno l’autorizzazione alla vendita di materiali e non solo al deposito. «Stiamo ricostruendo la situazione per fare una fotografia dettagliata sullo stato dei fatti, anche sotto il profilo autorizzativo - precisa il sindaco Luca Salvai - Inoltre, abbiamo di nuovo scritto al Demanio per capire se si pare una finestra per acquisire l’area (da novembre confiscata, ndr) ed essere comunque informati sull’eventuale sua messa all’asta». In attesa che gli uffici municipali forniscano una quadro della situazione, c’è da credere che sulla vicenda ci saranno ancora importanti sviluppi. E nuovo lavoro per gli avv. difensori, Gaetano Piermatteo e Luca Paparozzi. Su L’Eco della prossima settimana, molti altri dettagli. 

Lucia Sorbino