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Gli elettori seduti sulla sponda del fiume

Cresce l'astensionismo
Mercoledì 30 Maggio 2012 - 00:00

Il primo segnale è venuto, nella fase pre-elettorale, dal dilagare delle liste civiche anche nei capoluoghi di provincia. Anche in Piemonte, ad Alessandria come ad Asti ed a Cuneo. Quando candidati che hanno alle spalle una lunga militanza nei partiti, decidono di ammainare la bandiera del proprio partito e di rifugiarsi sotto l’etichetta di una lista civica (o di una lista personale), è segno che la politica si è arresa all’anti-politica. E non per colpa di Grillo, che è la punta di un iceberg.
Il secondo segnale è venuto dalle astensioni: quasi il 40 per cento degli elettori nel primo turno, e quasi il 50 per cento nel secondo turno. Con punte del 60 per cento a Palermo ed a Genova, le due città più importanti, dove il sindaco è stato eletto con meno del 30 per cento dei consensi. Se confrontiamo il risultato delle elezioni di maggio con le precedenti elezioni amministrative dobbiamo riconoscere che anche i vincitori hanno perso consensi. Il Pd ha conquistato la maggior parte dei Comuni, ma lo ha fatto con un consenso ridotto rispetto a quello registrato nel passato. Il Pd ed il centrosinistra hanno vinto la sfida elettorale senza conquistare consensi a danno della coalizione che hanno sconfitto. Il centrodestra ha perso perché è stato abbandonato dai suoi tradizionali elettori, ma anche perché la coalizione Pdl-Lega si è dissolta. Questo è il dato politicamente più significativo. Eppure la vittoria della sinistra non lascia tranquilli i vertici democratici, non mette in sicurezza il risultato in vista delle elezioni politiche del 2013 e del "dopo" Monti. Il terzo segnale, infatti, è venuto dal Movimento 5 stelle: sta esplodendo in tutto il Paese, in particolare nelle regioni del Nord, una rivolta generazionale che costringerà tutti i partiti, anche il Pd, ad un profondo rinnovamento di immagine, di linguaggio, di metodo e di programma. Ed il fatto che questa "rottamazione" della Seconda Repubblica si realizzi in un clima di crisi economica e sociale, senza che sia stata avviata una reale riflessione politica, può riservare sorprese anche per la sinistra. I "grillini" che hanno conquistato Parma con l’appoggio della destra, messa fuori gioco nel primo turno, saranno messi alla prova dalla forza delle cose; saranno i problemi a costringerli ad abbandonare il linguaggio polemico del loro leader. Ma questa rivolta generazionale, di dimensioni impreviste, resta un fatto nuovo con il quale anche il Pd dovrà misurarsi. Come recuperare un rapporto positivo con i giovani? Ogni svolta storica è stata caratterizzata da una questione generazionale, ma non sempre il bilancio di queste "rivoluzioni" è stato positivo. I dibattiti televisivi stanno rivelando come quasi tutto il sistema mediatico soffi in questa direzione, con toni sempre più eccitati, come se fossimo alla vigilia della caduta della Bastiglia.
Queste elezioni amministrative non hanno riguardato il Governo Monti, ma il fatto che abbiano reso più profondo il solco tra la piazza ed il palazzo, non ha certamente rafforzato il Governo. Il Presidente Napolitano ha invitato i partiti a procedere con maggiore decisione sulla strada delle riforme, ma il fatto che in occasione delle elezioni sia ripresa la polemica tra i partiti che sostengono il Governo, fa temere che l’invito del presidente cada nel vuoto, a cominciare dal tema della riforma elettorale. E l’improvvisa conversione di Berlusconi al semi-presidenzialismo francese, dimostra che tutto può essere rimesso in discussione.
Comunque, con qualunque legge si vada al voto, appare sempre più probabile che il "sistema" si stia avviando ad uno scontro tra "raggruppamenti" eterogenei, più preoccupati di vincere che di governare il Paese. In questa contesa, sembrano maggiori le difficoltà dell’armata berlusconiana, paralizzata in attesa delle decisioni di Berlusconi. Il quale  cercherà di riunire i moderati e di recuperare un rapporto con la Lega, se non al primo, al secondo turno. Chi ricorda le vicende del 1993/94, quando è naufragata la Prima Repubblica, ricorda come è finita quella vicenda, con la "gioiosa macchina da guerra" della sinistra, convinta di vincere la sfida. Oggi si direbbe: con il doppio turno.
In realtà, come voteranno, se voteranno, gli elettori che sono rimasti seduti sulla sponda del fiume, come voteranno i moderati, nessuno osa prevederlo. Sarà la questione sociale a tagliare il nodo della questione politica.�