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Sempre alla ricerca di una democrazia "normale"

Monti e la crisi
Mercoledì 11 Gennaio 2012 - 00:00

Nelle previsioni, domina il pessimismo: dopo il 2011 ci attende - secondo gli oroscopi - un anno segnato da altre difficoltà. Ed anche più preoccupanti sono la riflessione di Benedetto XVI sulla «cultura dell’Occidente (che) naviga senza orientamento», o quella di Junker, il presidente dell’Eurogruppo, secondo il quale «l’Europa è sull’orlo della recessione». Riuscirà l’europeista Mario Monti a rilanciare l’Ue ed a salvare l’euro? La manovra del Governo Monti ha evitato il "default" dell’Italia, aggravando però il rischio di una recessione economica che farebbe aumentare la disoccupazione, specie giovanile, ed allargare l’area del disagio sociale. Nel 2012 la crisi colpirebbe il welfare, il modello di società che nel corso del ‘900 ha espresso il compromesso tra il capitalismo e la democrazia. Solo dopo un altro anno di sacrifici, che graverebbero soprattutto sulle spalle dei lavoratori, nel 2013 si avvierebbe finalmente la crescita. E come è noto, quasi tutti gli economisti affermano che senza crescita non c’è occupazione e non si può ridurre il debito pubblico, obiettivo che a sua volta riguarda l’avvenire dell’euro, cioè la capacità italiana ed europea di resistere alla speculazione mondiale.
Tuttavia la svolta neo-liberista, resa necessaria dal fallimento di un bipolarismo che è naufragato contro gli scogli dell’anti-politica, avrebbe bisogno di tempi lunghi per ottenere i risultati promessi; nei tempi brevi, quelli dell’uomo della strada, cresce il numero delle persone a rischio di povertà e la crisi gioca contro il Governo dei tecnici. In questo contesto, la strategia delle liberalizzazioni, che dovrebbe sconfiggere le lobby e favorire la crescita, potrebbe fare deragliare il sistema in un mercato senza regole. In un mercato che assomiglia a quel capitalismo selvaggio da cui Barak Obama cerca di trarre fuori gli Stati Uniti. Non è questa l’America che dobbiamo imitare.
D’altra parte i sondaggi dicono che la popolarità di Monti si sta riducendo per il semplice fatto che il nuovo premier ha affrontato i problemi che Berlusconi aveva accantonato, gli stessi problemi che avrebbero diviso la sinistra se avesse conquistato il potere. E tuttavia, insieme alle difficoltà di Monti crescono anche le difficoltà dei partiti che per ora lo sostengono: sia la sinistra che la destra non riescono ad elaborare una strategia che apra le porte della politica ad una democrazia normale, cioè ad elezioni che garantiscano le scelte dei cittadini, ed alla regola aurea dell’alternanza. Questione che non coincide affatto con il modello bipolare sperimentato nel corso del ciclo  berlusconiano, con diverse formule. In realtà il Governo Monti, che ha il suo punto di forza nel Presidente Napolitano, resta in piedi anche per la debolezza dei poli che dovrebbero contendersi Palazzo Chigi. Ma quanto può durare questa situazione, formalmente corretta dal punto di vista della Costituzione, poiché questo Governo ha ottenuto la fiducia del Parlamento, e tuttavia  politicamente più criticabile del "compromesso storico" tra Moro e Berlinguer?
Ora, per quasi tutti i politologi, il modello elettorale va riformato, poiché la legge elettorale (maggioritaria o proporzionale) incide sul modo di essere della democrazia più di ogni altra riforma; e pertanto una riforma del “porcellum” deve essere approvata, con o senza referendum, prima di tornare al voto. Ma questo discorso si sta arenando. Ed è soprattutto questa contraddizione a rendere difficile una previsione su ciò che attende la politica, ed anche sul dopo-Berlusconi.