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Biomasse senza troppi "paletti"

L'assessore provinciale Ronco: «Noi impotenti»
Martedì 16 Novembre 2010 - 16:11

«La volontà del legislatore nazionale è chiara. Il decreto legislativo 387/2003 stabilisce delle "autostrade" procedurali per la realizzazione di centrali a biomasse». A dirlo con rammarico non è un attivista dei comitati "No alla centrale", ma Roberto Ronco, assessore all'Ambiente della Provincia di Torino, ovvero l'ente che ha l'onere di concedere l'autorizzazione agli impianti di produzione di energia elettrica a biomassa legnosa (compresi quelli di Airasca, Luserna S.G., None e Vinovo).
Quasi una dichiarazione d'impotenza, la sua risposta all'interrogazione presentata da Giovanni Corda, consigliere della Lega Nord in Provincia. Ronco ha detto di condividere la preoccupazione di Corda: «Agli enti locali non è concessa la possibilità di influire in modo sostanziale, a meno che i proponenti abbiano commesso errori evidenti».
Ronco ha citato la cassazione - da parte della Corte Costituzionale - di tutte quelle disposizioni regionali che avevano cercato di imporre restrizioni: «Le Regioni non possono aggiungere vincoli». Tantomeno le Province: «Quelle di Asti e Vercelli hanno dovuto soccombere di fronte al ricorso al Tar dei fautori delle centrali». Ecco perché la Provincia di Torino non ha ritenuto di poter stabilire distanze minime di sicurezza dai centri abitati: «Sarebbero incorse nella scure costituzionale».
Insomma: per desiderio del legislatore nazionale, la realizzazione delle centrali a biomasse - considerate strategiche per la produzione di energia "pulita" - deve incontrare pochi ostacoli.
Non basta. Ronco ha chiarito come la provenienza locale (entro 70 chilometri) del materiale legnoso da bruciare non sia affatto un obbligo di legge: «È un fattore premiante se c'è, ma non influisce nei criteri per la concessione».
Per dirla chiara: chi gestisce una centrale a biomasse può acquistare tutto il cippato nell'Est europeo o in Sud America. «Se certifica la provenienza dalla filiera corta, casomai, gode di un "premio": l'80 per cento in più sui certificati verdi (titoli, negoziabili sul mercato, che incentivano la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, ndr)», spiega il dott. Alberto Cucatto, dell'Ufficio qualità dell'aria e risorse energetiche della Provincia. Ma la convenienza economica di reperire la biomassa all'estero potrebbe essere superiore.
«Anzi - aggiunge Cucatto -, per le centrali sotto il megawatt elettrico esiste una possibilità in più, assai vantaggiosa. Quella di accedere a una tariffa onnicomprensiva per la vendita dell'energia elettrica: 28 centesimi al kwh per 15 anni. Una tariffa fissa, mentre i certificati verdi sono soggetti a fluttuazioni». (approfondimenti nell'edizione in edicola)

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Paola Molino