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Il post olimpico è già costato 20 milioni, ma con quali risultati?

La difficile gestione dell'eredità dei Giochi e il sogno (svanito) del "pareggio"
Martedì 5 Ottobre 2010 - 16:21

Avevano promesso il pareggio di bilancio entro tre o quattro anni. Avevano definito «Cassandre» tutti coloro che - prima dei Giochi di Torino 2006 - sollevavano dei dubbi sulla gestione successiva degli impianti sportivi. Ora i Signori delle Olimpiadi sono al servizio di una grande impresa privata, a capitale americano, che «non è la S. Vincenzo» e deve fare business. Invece, la grande e virtuosa Fondazione che avrebbe dovuto utilizzare gli utili delle strutture cittadine per coprire i costi di quelle montane, beh, ha sin qui fallito l'impresa.
Peccato che - sino ad oggi - il post-olimpico sia costato alla collettività quasi 20 milioni di euro. Con risultati discutibili.
Intendiamoci: i Giochi hanno portato al Piemonte e al Pinerolese - oltre ad emozioni irripetibili - opere pubbliche di enorme valore. Il completamento dell'autostrada, ad esempio. O le varianti a scorrimento veloce in Val Chisone e in Val Pellice. Negarlo sarebbe ipocrita.
È la gestione del patrimonio olimpico, una volta spenti i riflettori, a prestare il fianco alle critiche. E nessuno ci può accusare di parlare con il senno del poi.
Sin dal lontano dicembre 2001, un reportage de "L'Eco Mese" ad Albertville mise in evidenza luci ed ombre del periodo post-olimpico, traendo spunto dalla città francese che aveva ospitato l'evento nel 1992. Albert Gibello, allora sindaco di Albertville, aveva parlato chiaramente di un «deficit complessivo di 450 milioni di franchi, coperto per tre quarti dallo Stato ed un quarto dal Dipartimento». Senza considerare la rivalutazione della moneta, possiamo tradurre il "buco" in 70 milioni di euro. Il Comune spendeva ogni anno, per la gestione della patinoire, «due milioni e mezzo di franchi» (circa 390.000 euro).
Nel marzo 2004 "L'Eco Mese" salì a Courchevel, località dov'era stato costruito il trampolino olimpico: «Ogni anno la struttura costa 160mila euro, ricavandone 20-25mila. La differenza? La mettono il Comune di St. Bon-Courchevel ed il Dipartimento», era stata la testimonianza dello chef des tremplins Michel Pachod.
Ecco perché noi non abbiamo mai creduto nella favola del pareggio di bilancio che i Signori delle Olimpiadi raccontavano. Ma forse - se si fosse fatto tesoro dell'esperienza altrui - si sarebbe pensato al "dopo" con più lungimiranza. E oggi non dovremmo piangere sui 20 milioni di euro versati.

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Paola Molino