NONE - «Visto il proliferare di richieste di privati per costruire centrali a biomasse in diversi Comuni del Pinerolese e del Canavese, deve essere la Provincia che detta la pianificazione territoriale principalmente in funzione della disponibilità delle risorse esistenti»: questo è il concetto chiave emerso dalla riunione tenutasi giovedì sera a cura dell'Associazione ecologista per la sostenibilità e coordinata dal presidente del "Circolo Solesigrazie", Orazio Di Mauro. Secondo i relatori non si può demandare questa delicata questione alla singola trattativa tra Comune e privato, benché la legge spiani la strada a questa modalità: a fronte dei numeri di quello che ormai sembra essersi trasformato in una sfrenata corsa al business, occorre un'adeguata valutazione per scongiurare il pericolo di trasformare ciò che sarebbe un'opportunità in una nuova emergenza ambientale.
I dati snocciolati durante l'incontro sono allarmanti: per alimentare tutte le centrali a biomasse che ipoteticamente potrebbero nascere, in un arco temporale abbastanza breve, si rischia la desertificazione del Piemonte.
Lido Riba, presidente dell'Ipla Piemonte (Istituto per le piante da legno e l'ambiente), ha evidenziato: «Occorre pensare ad una politica lungimirante che integri i concetti di sviluppo economico locale, energia alternativa ed equilibrio ecologico: una filosofia, all'interno di un binomio montagna-pianura, che metta al centro le reali esigenze della gente e non la mera speculazione in nome del dio denaro».
Il prof. Alberto Poggio, in qualità di rappresentante del dipartimento di Energia del Politecnico di Torino, ha posto l'attenzione su tre nodi fondamentali: «Una centrale a biomasse ottimizza il suo rendimento se realizzata per generare sia energia elettrica che teleriscaldamento. La volontà degli amministratori locali è il motore della decisione che si intraprenderà a livello sovracomunale; l'inquinamento, derivante dai processi di combustione della medesima installazione, potrebbe dar luogo ad un impatto ambientale dagli effetti minimi in una determinata zona, ma causarne di gravi laddove i parametri che definiscono la qualità dell'aria risultassero già ai limiti prefissati dalla legge».