Dicono che è un regalo della Regione Piemonte. Può darsi ma, forse, i soldi sarebbe meglio spenderli diversamente.
Al Laux, piccola frazione di Usseaux, stanno per inaugurare due monumenti. Si tratta di pochi euro, forse ventimila o giù di lì. Sono opere d'arte che intendono sintetizzare, attraverso alcune simbologie, i temi della pace e della convivenza di culture diverse. Appena entrati nella piccola frazione vedrete una grande lastra in ferro, appoggiata ad un muro. Accanto, a sinistra c'è la nicchia con una Madonna, a destra una cabina metallica per i collegamenti telefonici. Attraverso l'immissione di un po' d'acqua si alzerà una paratia e compariranno i simboli della pace. C'è di mezzo anche l'ateneo torinese, facoltà di Architettura, dietro questo marchingegno (l'hanno provato due settimane fa ma non funzionava affatto).
Dicono che sarà un'altra attrazione della piccola località montana della Val Chisone, già caratterizzata da un piccolo corso d'acqua che attraversa la via principale della borgata che, all'ingresso, si presenta già con tre vasche di pietra, con relative fontane non sempre funzionanti.
Mi domando e domando: è proprio necessario investire altri soldi in monumenti montani, pur sottolineando l'alto valore sociale e culturale del messaggio che dette opere d'arte vogliono trasmettere al visitatore?
Ho molti dubbi anche quando penso ai 395mila euro della scultura luminosa di Fenestrelle che ora, per essere trasferita a Torino potrebbe richiedere altri centomila euro a spese della Provincia di Torino.
Alla montagna diamo cose concrete, non solo simboli. I monumenti da soli non sono sufficienti. Diamo incentivi e servizi migliori, una migliore qualità di vita per chi vi vive e sulla montagna crede e qualche volta vuole anche investire.
Dare alla montagna occasioni di vita e non considerarla solo una bella cartolina illustrata dove tagliare nastri inaugurali quando il tempo tende al bello. Penso al rifugio Barant (in Val Pellice) che ha richiamato, quando è stato inaugurato il rifacimento della struttura, autorità salite a quota 2.383 m con i fuoristrada. Ma che fine ha fatto il rifugio che sorge accanto al giardino botanico "Peyronel"? È chiuso perché c'è anche il problema dell'approvvigionamento idrico e senza acqua non si lavora. Ora sperano di aprirlo il prossimo anno, sempre che si trovino i soldi per portare l'acqua al rifugio.
Alla montagna non servono lapidi di lusso o monumenti che - al di là del nobile significato che vogliono rimarcare - sono spesso solo una fiera delle vanità che brillano per un giorno o per un mese per poi essere dimenticati da tutti, diventando, ahimé, facile bersaglio di vandali quando la montagna si spopola alle soglie dell'inverno.