Comunità montane appese ad un filo. È in corso un braccio di ferro fatto di ricorsi e controricorsi. Così, tra chi (la Regione Piemonte) ha ridotto da 48 a 22 gli enti montani e chi (alcuni territori scontenti) vorrebbe tornare ad aumentarne il numero, rischia di spuntarla chi (il ministro Calderoli) vorrebbe cancellarle tutte con un colpo di spugna.
È una partita di tennis con fortune alterne. Il primo game l'hanno vinto gli avversari della riforma. Il Tar del Piemonte ha accolto martedì 21 l'istanza della Comunità montana Alta Valle Susa (destinata dalla Regione ad essere fusa con la Bassa e la Val Sangone), sospendendo la deliberazione del 3 novembre 2008 con cui il Consiglio regionale ha ridisegnato il panorama degli enti montani.
Soddisfazione nel centrodestra: «Quel riordino territoriale fu il frutto non del buonsenso ma della volontà del centrosinistra di controllare il territorio su cui sarà realizzata la Tav», ha affermato Barbara Bonino, coordinatrice del Pdl provinciale.
In Provincia si è giunti a una mozione: «Chiediamo di sollecitare la Regione ad emanare un provvedimento urgente che ripristini la vecchia legge regionale», anticipa il consigliere bricherasiese Claudio Bonansea (Pdl).
Il centrosinistra, però, ha replicato difendendo la propria riforma e annunciando ricorso al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del Tar: «Confidiamo in un esito favorevole», afferma l'assessore regionale alla Montagna Luigi Sergio Ricca. L'Amministrazione Bresso ha segnato un punto a suo favore venerdì 24, grazie alla sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità dei commi della Finanziaria 2008 cui si è ispirata la legge regionale del Piemonte. La Corte - di fatto - ha ritenuto che lo Stato centrale abbia il diritto di dare indicazioni sui risparmi di spesa, anche in ambito montano: sta poi alle Regioni stabilire il come. «Esattamente quello che ha fatto il Piemonte», commenta il consigliere regionale Gian Piero Clement (Prc). «Il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi a breve. E, alla luce della sentenza della Corte, l'auspicio è che annulli la sospensiva decisa dal Tar», aggiunge il collega Marco Bellion (Pd). I due sono concordi sull'urgenza di proseguire nella riforma, nominando i commissari e procedendo verso gli accorpamenti. «Altrimenti rischiamo grosso», chiosa Clement, riferendosi alla mannaia brandita dal ministro Calderoli.
In tutto questo, la Lega Nord ha un ruolo delicato. Il suo alto esponente presso il Governo non fa mistero di voler abolire le Comunità. Sul territorio, però, i politici del Carroccio difendono le realtà esistenti.
«Siamo tutti d'accordo sul fatto che la Regione debba impedire una stasi nella operatività delle Comunità montane - afferma il consigliere regionale Gianfranco Novero -. Certo è che, se il centrosinistra avesse accolto la nostra richiesta di aumentare gli enti da 22 a 25, non ci sarebbe stato il ricorso dell'Alta Val Susa».
Più tranchant il sindaco di Sestriere Valter Marin, già candidato alle Provinciali per la Lega: «Per tutelare la montagna avrebbero dovuto porre a 800 metri il limite d'accesso alle Comunità montane e unire l'Alta Val Susa e l'Alta Val Chisone».
Daniele Arghittu
(ha collaborato Luca Prot)